Cinquant’anni fa, il 21 marzo 1919, l’unico governo di tipo sovietico al di fuori della Russia prese il potere a Budapest. Perché l’Ungheria fu per un breve periodo dopo la prima guerra mondiale l’unico paese comunista dell’Europa centrale e perché, dopo la seconda guerra mondiale, fu il satellite più riluttante di Mosca, come dimostrò l’ascesa del 1956? Per capire questo, dobbiamo ricordare la storia di una grande figura tragica, il conte Stephen Tisza, che fu assassinato nel 1918; un fallimento ben intenzionato, il conte Michael Károlyi, che morì dimenticato in esilio nel 1955, e un oscuro funzionario minore chiamato Béla Kun, che perì in Russia durante le purghe di Stalin nel 1937.

La rivoluzione liberale in Russia, nel marzo 1917, ebbe un’immediata ripercussione nella monarchia asburgica. Iniziò una nuova era. Il giovane imperatore-re Carlo, succeduto al prozio Francesco Giuseppe nel novembre 1916, e che fin dal primo momento era stato determinato a porre fine alla guerra, con o senza il consenso del suo alleato tedesco, decise di avviare una politica di riforma democratica di vasta portata, specialmente nella metà ungherese della sua Monarchia.